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sabato 3 ottobre 2015

EXPO: NEW ENTRY A TAVOLA, DA MUSCOLO DI GRANO A LIQUORE DI LUMACA

Da chi in Calabria ha inventato la carne senza carne facendo gustare in tranquillità porchetta, fiorentina e salumi rigorosamente ottenuti dal grano e quindi privi di trigliceridi e colesterolo a chi in Campania ha avuto la brillante idea di produrre un singolare liquore di lumaca, molto apprezzato dai palati più raffinati, fino alla stalla hi tech che consente di allevare in Abruzzo i maiali direttamente da casa attraverso il web per garantirsi carni pregiate e tracciate. Sono queste solo alcune delle rivoluzionarie novità in arrivo sulle tavole arrivate alla finale dell'Oscar Green, il premio alle imprese piu' innovative promosso dai giovani della Coldiretti in occasione della prima giornata dedicata alla creatività Made in Italy ad Expo.

Per raggiungere nei prossimi decenni l'obiettivo fissato di "Nutrire il Pianeta Energia per la Vita", l'Esposizione Universale si è trasformata per la prima volta nel palcoscenico mondiale dell'innovazione. Dalla Sicilia è arrivato il seed saver spaziale che ha recuperato con passione antichi ecotipi locali di legumi e cereali minacciati di estinzione che sono stati selezionati da Agrotec, l'azienda che si occupa dell'approvvigionamento degli astronauti, per portare i suoi legumi nello spazio mentre un giovane vivaista marchigiano - sottolinea la Coldiretti - ha ideato le stravaganti torte di prato o cup cake come centro tavola da gustare.

Sull'ambiente ha scommesso anche il virtuoso progetto di chimica verde per produrre biocombustibile dalla pianta di cardo in Sardegna come alternativa alla grave crisi della petrolchimica mentre in una Spa Resort nel cuore dell'Umbria è stata inserita una vera e propria isola del gusto di Campagna Amica per poter far apprezzare ai clienti i sapori autentici del territorio, ma anche inserendo l'agricoltura locale fin dentro i cosmetici utilizzati per autentiche "coccole contadine". Tra i giovani finalisti di Oscar della Coldiretti c'è anche l'ultimo agricustode dell'isola di Torcello di Venezia nel Veneto, oggi visitata da milioni di turisti, ma anche scelta da colonie di fenicotteri. Lui è l'unico imprenditore agricolo rimasto a presidio del territorio e dell'isola e passa le sue meravigliose giornate a coltivare i carciofi e a preservare la casa museo dimora di molte opere d'arte.

Dei veri e propri gioielli alimentari sono stati creati inserendo nel pregiato vino siciliano e nelle gelatine polvere d'oro 23 carati, ma sull'innovazione di prodotto - continua la Coldiretti - ha puntato anche chi in Friuli ha brevettato la stravagante macchina per spillare polenta alla spina o chi in Toscana ha ideato una strepitosa App salvatruffe per tutelare il vero extravergine d'oliva. Tutta la storia delle piante, dal ramoscello staccato dall'olivo madre all'ultimo olio con quel ramoscello, che diventato pianta, si trasforma in un certificato disponibile a tutti gli appartenenti al circuito dell'extravergine toscano e nelle etichette dei suoi clienti, attraverso codici "Qr". Sulla tracciabilità completa si basa anche l'esperienza di un giovane imprenditore che per puro caso si è imbattuto in una nuova avventura aziendale cominciando a produrre in Emilia Romagna con successo mondiale cachemire Made in Italy, dalla capra all'atelier. Mentre dal Togo è arrivata la prima produttrice di cioccolata a chilometri zero che non si è accontentata di esportare il cacao, ma ha iniziato a trasformarlo sul posto.

Se c'è chi sfruttando gli antichi locali aziendali ha rispolverato pellicole e poltrone per inaugurare in Puglia il primo Agricinema non mancano quanti si sono impegnati nel sociale come tre donne molisane, una preside, una direttrice del carcere e una educatrice che hanno compreso che, se si vuole evitare la fuga dal carcere, bisogna aprire le celle e far impegnare i detenuti in attività agricole all'aria aperta in centro città. E ancora - conclude la Coldiretti - il progetto virtuoso tra il Comune di Salerno e le scuole per lottare insieme il sovrappeso dei bambini in un territorio dove l'incidenza dell'obesità infantile è ben superiore alla media italiana.

TUTTI I FINALISTI DI OSCAR GREEN 2015 PER CIASCUNA CATEGORIA

CATEGORIA WE GREEN

IL MUSCOLO DI GRANO
Lucia Marascio - Calabria

Dalla porchetta alla fiorentina, dal filetto agli straccetti, dagli hamburger ai salumi, tutto rigorosamente fatto di frumento e legumi, ecco il "muscolo di grano", la carne senza colesterolo. Si possono gustare tutti i tagli, dal pollo, alla cotoletta, alle salsicce, o ancora polpette, spezzatino e ragù. Puoi passare ai salami o ai prosciutti, e apprezzarli in padella o al forno. E' identico alla carne, sia crudo che cotto. Sia quando lo vedi appeso come un salame con la pelle intorno, fatta solo con il grano, sia quando lo vedi in un banco della carne come in macelleria. O ancora su una teglia da forno, in padella o sopra un tagliere da roastbeef. Non ci si crederebbe, ma il sapore è davvero simile alla carne. E se lo si cucina con le stesse spezie o con gli stessi sughi è molto difficile distinguerlo. Non è seitan e non è soia o tofu. E non è pensato soltanto per vegetariani o vegani. Ma per chiunque ha voglia di mangiare qualcosa di buono e di salutare. Allunga le tavole di casa e arricchisce i menù degli chef. Il muscolo di grano nasce non per rispondere alle esigenze dei vegetariani, ma per soddisfare un carnivoro come l'inventore che, a un certo punto, per problemi di salute, non poteva più mangiare carne ma la desiderava comunque. Sia al sguardo che al palato. Il muscolo di grano ha pelle, nervo e fibra, come un taglio di manzo, ma è fatto soltanto di farina di frumento e legumi. E' una proteina nobile, ripulita da trigliceridi colesterolo e grassi. Viene trasformato, messo sottovuoto e pastorizzato. Lo si può conservare a lungo fuori da frigorifero e fare impazzire gli invitati a cena. Le prossime frontiere di muscolo di grano? Non si sa, l'orizzonte di questa azienda si espande progressivamente e intanto i prodotti conquistano l'Expo. 
  
IL PRATO IN TAVOLA
Alessandro Magagnini - Marche

Torte di prato e cup cake come centro tavola da poter gustare come antipasto a fine pranzo e ancora prato prêt a porter, tovaglie di piante, vertical garden e persino cappelli giardino da indossare e che fanno bene ai capelli. Questo è il fantastico, ma vero mondo di Alessandro ideato a Recanati, ai piedi del colle dell'Infinito che ispirò Leopardi. Tutto parte dalla sua tesi di laurea grazie alla quale Alessandro scopre le incredibili potenzialità dei garofani dianthus nelle sue 60mila varietà. Da come queste piante riescano a cambiare colore e sapore, da colle a colle. E da come si adattino a qualsiasi latitudine. Insieme ad altre pianticelle di Alessandro si comporranno in una base di piantine grasse tappezzanti a bassa o nulla manutenzione, che diventeranno, a loro volta, torte di prato e centrotavola per ristoranti o bar, dove si può mangiare tutto quello che c'è dentro. Con possibilità di essere abbinati a piatti che spaziano dalla carne, al pesce o persino per cocktail in serate a tema.  In più Alessandro si è inventato un vero e proprio prato prêt a porter adattabile in tutto il mondo, da meno 17 gradi a più quaranta. Buono in ambienti rocciosi fino a 2mila metri di altezza e fino a livello del mare, con basso o alto substrato, con pieno sole, poca acqua o tanto vento, tolleranti al clima salino come a quello umido.


LA BIOPLASTICA DI CARDO CONTADINA                        
Giacomo Masia - Sardegna  

Abbandono di terreni marginali, risparmio idrico, futuro economico in nome del rispetto dell'ambiente. Quando si ripensa al futuro di un territorio attraversato dalla crisi economica e da quella industriale non si può che bussare alla porta dell'agricoltura innovativa. Così accade che si ridisegna completamente un progetto industriale storico, quello del petrolchimico che viene reinventato per fare invidia al mondo. Si chiama chimica verde e nasce attraverso la joint venture tra Versalis e Novamont. Il fulcro è il petrolchimico di Porto Torres dentro il quale sarà iniettato biocombustibile. A produrlo ci penseranno giovani imprese agricole come quella di Giacomo Masia che, insieme a Coldiretti, scommettono sul più grande polo di chimica verde d'Europa. Giacomo è pioniere e titolare del progetto sperimentale. Produce il cardo, in quei terreni considerati marginali. La strategia è quella di produrre biocombustibile che vale a rigenerare i terreni ma a bassa manutenzione. Infatti il cardo può essere seminato in appezzamenti non irrigui determinando un risparmio assoluto di acqua e l'assenza di inquinanti. Questa piantagione si regge esclusivamente con la pioggia e si adatta perfettamente al clima di Sardegna. L'obiettivo è la produzione di olio e biomasse per uso industriale che si traducono in bioplastiche, biolubrificanti e bioadditivi, attraverso una filiera di territorio. Qui l'agricoltura ha accolto favorevolmente gli imput del mondo del consumo consapevole e intelligente. Ritorna la vita nei terreni e il futuro tende la mano all'impresa.  


CATEGORIA IMPRESA 2.TERRA

L'APP SALVATRUFFE
Pietro Barachini - Toscana        

Quando la tecnologia tutela l'extravergine. E' proprio il caso di dirlo. Pietro, della pianta d'olivo conosce vita, storia e anche i miracoli. L'amico Dario invece i miracoli li fa con le invenzioni e la tecnologia. Se è vero che 'Dio li fa e poi li accoppia', ecco come si garantisce futuro a una azienda e a una tradizione. Tutta la storia delle piante, dal ramoscello staccato dall'olivo madre fino all'ultimo olio del ramoscello, si tradurrà in un certificato disponibile a tutti gli appartenenti al circuito dell'extravergine toscano e nelle etichette dei suoi clienti, attraverso codici 'Qr'. Questi due futuristi dell'agricoltura hanno realizzato anche il metodo Coi, che ruota attorno al mondo di 'I Olive'. Insomma la vera lotta alla contraffazione dell'extravergine. Se fino ad oggi poteva bastare avere qualche assaggiatore certificato sospettoso di essere troppo amico dell'azienda così da favorire qualche produttore a danno di altri e dei consumatori, ecco il sistema rivoluzionario che trafigge l'artificio. Una giuria di assaggiatori certificati, che agiscono da diverse parti del mondo, riceveranno il campioncino dell'olio, senza sapere neppure da chi sia stato prodotto, e lo valuteranno attraverso i sistemi scientifici del sistema 'Coi'. Ecco come diventa credibile la valutazione su cosa realmente sia e cosa no extravergine.

IL LIQUORE DI LUMACA
Giovanni  Marra -  Campania        

A volte basta una giovane idea di un agricoltore che incontra la creatività di uno chef e la lumaca diventa un liquore. Giovanni, giovane agricoltore, dà una svolta alla tradizione agricola di generazioni e converte i terreni in un allevamento di pregiate lumache ideando una razza autoctona (la lumaca Volturnia nasce dall'incrocio della specie locale Monacella e la Muller) mentre l'amico Armando diventa chef per un patto di pace in un territorio nel quale è difficile dire di no. Da piccolo il padre gli chiese di fare il pizzaiolo dopo la separazione con la madre. Lui dice sì: "a patto che fai pace con la mamma". Da qui i primi passi di una carriera che lo farà combattere contro la minaccia della mafia per reinventarsi, giorno per giorno, alla scoperta della strada giusta. Nella vita, come a tavola. Proprio come accade con il liquore. Il liquore, dopo i sughi, i formaggi, i sottoli e i cosmetici di lumaca, è l'ultima frontiera dell'impresa. La ricetta è quella della nonna, naturale, senza aggiunta di conservanti e fatta in casa. Il gusto? Di quelli che catturano. Persistono al palato, con i tempi lenti della lumaca. In bocca è un esplosione di dolcezza e natura. Oltre al liquore Giovanni produce anche altri prodotti innovativi a base di lumaca, sughi pronti, salse, formaggi, farine, dolci, ma anche ottimi prodotti cosmetici.

Sergio Carosella - Abruzzo

Se la sensazione di ordine va al di là di ogni aspettativa, fino ad apparire maniacale, se tutt'intorno ci sono web cam, rete wireless, apparecchiature di automazione a risparmio energetico, allora, dici, mi trovo in un bel salotto. Eh no, in realtà sei in una stalla. Di maiali. Quelli di Sergio Carosella, a Manoppello dove trovi i maiali più coccolati al mondo, in una stalla hi tech. Il progetto di Sergio infatti è unico e consiste nell'idea di allevare un maialino direttamente da casa per poi gustarne i sapori sani e genuini come quelli di una volta. Pensato per coniugare la sua passione per informatica e agricoltura, sul sito allevaunmaiale.it offre la possibilità di scegliere un maiale a piacimento da un branco di suini, allevarlo virtualmente, seguendolo passo dopo passo tramite filmati e fotografie pubblicate in una area riservata del sito e riceverne a casa le carni già suddivise e impacchettate singolarmente. I suoi animali sono allo stato semibrado, hanno tutta la libertà che vogliono all'aperto, mentre in stalla hanno il doppio dello spazio previsto dai protocolli sul benessere animali. Poi ci sono vaporizzatori, umidificatori e pavimenti autopulenti ad assicurare loro un comfort invidiabile. Chi va su allevaunmaiale.it, conosce l'animale da quando è appena nato e può apprendere inaspettate curiosità sulla sua vita. Sarà più facile allora capire il perchè queste carni sono così ricercate. 


CATEGORIA CAMPAGNA AMICA

LA POLENTA ALLA SPINA
Cristina Barbariol  - Friuli Venezia Giulia

L'azienda arriva da generazioni lontane, ma Cristina con il suo estro ha saputo reinventarla e ricollocarla sul mercato. Tra i terreni sassosi della Pedemontana friulana è duro coltivare, ma con tanta pazienza lei ha prima dismesso la stalla per coltivare i cereali e poi, grazie alla sua creatività, ha trasformato i cereali in polenta alla spina. Bionda lo è, buona pure, non resta che spillarla e servirla così sia in azienda che nelle fiere e nelle sagre. L'azienda è anche una fattoria sociale dove operano molti ragazzi ai margini della società che sono le vere colonne portanti dell'azienda agricola. Seguono infatti tutte le fasi di lavorazione, dalla semina al raccolto e fino alla genialità della trasformazione di questo prezioso mais in polenta alla spina. I consumatori sembrano apprezzare molto il prodotto finale sia per il gusto che per il valore sociale. Corrono in azienda per acquistarne qualche vaschetta da fare alla griglia a casa oppure si incontrano con i ragazzi nelle fiere organizzate nel territorio. L'azienda agricola di Cristina è un inno alla vita, a tutte le vite a prescindere dalle sue forme. A tutto il resto ci pensa la natura.

L'AGRICINEMA
Federica Pascali - Puglia

In azienda da Federica il sole del levante fa da sveglia ogni mattina e dona al territorio terra rossa, muri a secco e olivi secolari. E' custode di alberi millenari a cui gli abitanti del posto, da generazioni, tramandano i nomi per continuare a identificarli. Oggi Federica ha sfruttato gli antichi locali aziendali per rispolverare pellicole e poltrone e ha inaugurato l'Agricinema Iris, un luogo di ritrovo per gli amanti del cinema che per la tutta la durata del film sgranocchiano cibo a km0. Ingrediente principale degli snack l'olio extravergine aziendale. Federica ha deciso di recuperare l'antico e abbandonato cinema per riproporlo in azienda, come una tappa, nel percorso turistico tra degustazioni e visioni.  L'antico proiettore, le vecchie sedie, e poi l'avvolgi bobine e i contratti che la nonna siglava con le grandi case cinematografiche come la Warner Bros e la Dino De Laurentis, sono oggi rispolverati per una esperienza multimediale e multisensoriale, tra olio, uliveti e indimenticabili tramonti. Dopo il film in azienda si assaggiano incredibili oli e si degustano ortaggi prodotti in masseria e ci si sofferma, proprio come si faceva un tempo, per regalarsi istanti di autenticità contadina, catturati da antiche e contemporanee visioni.

IL SEED SAVER DELLO SPAZIO
Giuseppe Mancuso - Sicilia       

Giuseppe Mancuso è un vero e proprio seed saver che ha recuperato e valorizzato antichi ecotipi locali di legumi, cereali, ortaggi e frutta minacciati di estinzione. Di se stesso dice: "Non ho inventato nulla, ho solo fatto quello che qui si è sempre fatto. Poi l'ho comunicato". Essere un seed saver significa sfruttare ogni centimetro di questa preziosa e faticosa terra piena di pietre e di nutrimento. I terreni di Ustica infatti sono terrazze sul mare, raggiungibili prevalentemente senza mezzi meccanici. Ma quali altri legumi avrebbero mai potuto conquistare lo spazio e il palato degli astronauti se non le lenticchie più preziose d'Italia? Ed ecco che Agrotec, l'azienda che si occupa dell'approvvigionamento degli esploratori spaziali, bussa alla porta di Giuseppe e presto quelle lenticchie saranno una zuppa spaziale. Da qui il lancio nello spazio e nel mercato. A partire da quel giorno non ci sono legumi che bastino a Ustica. Basti pensare che 10 anni prima si coltivavano meno di un terzo dei terreni che vengono lavorati oggi. Ecco perché Giuseppe Mancuso si è attrezzato di zappetta e asino per fare rinascere e rilanciare la preziosa lenticchia di Ustica, quella che vale e costa più di dieci volte le altre lenticchie italiane. Lui, come al tempo dei coloni, ha ricevuto la sua particella di terreno e quella bustina di semi, tramandata da generazioni, che oggi si traduce nel campione più uniforme tra i frutti raccolti l'anno precedente per essere seminato l'anno successivo. Qui nella bocca del vulcano spento, i terreni sono neri e privi di ogni contaminazione, non si usano diserbanti nè concime inorganico, ecco perché i legumi raggiungono un livello di qualità impensabile in altri luoghi. Quando si dice che non c'è innovazione se non sai guardarti indietro. 

CATEGORIA FARE RETE

DALLA CAPRA ALL'ATELIER
Gianluca Cellini  - Emilia Romagna

"Chi compra il cachemire compra un sogno", dice Gianluca, il giovane imprenditore agricolo della Coldiretti che, insieme alla moglie, non soltanto ha voluto produrre cachemire Made in Italy, ma vuole prendere possesso dell'intera filiera per renderla tutta italiana. Siamo nel bel mezzo di un bosco, nel cuore della Romagna. Da qui inizia questa storia. Bisognava pulire il sottobosco e trovare animali ruspanti bisognosi di poca attenzione. Gianluca scopre che la capra cachemire è la più adatta allo scopo. Scoprirà poi che oltre a restituirgli la preziosa montagna nella sua ripulita bellezza, darà il futuro alla sua famiglia. Oggi Gianluca ha un allevamento di 30 capi di ovini di razza "Ircus", da cui una volta all'anno si raccoglie il vello cashmere, che viene trasformato in un prodotto ricercato di moda, attento al design made in italy, venduto in Italia ed all'estero. Da questa preziosa fibra, infatti, Gianluca produce preziosissimi maglioni, accessori, guanti, cappelli, pashmine. E avverte: attenzione, solo quelle che passano dentro una fede nuziale come da antica tradizione mongola sono Doc. Per ore le sue fibre vengono analizzate in Colorado e trasformate in Germania perché gli esperti trasformatori italiani non consentono di trasformare piccole quantità. Ma Gianluca guarda lontano, ha già in mente una filiera chiusa. Trasformare, in casa, le sue fibre e provvedere a tutto in autonomia: dalle capre ai maglioni finiti.   

L'ORO DA BERE E DA MANGIARE
Giuseppe Caradonna - Sicilia

Dalla collaborazione tra l'azienda Tenute Caradonna che produce da generazioni ottimi vini siciliani e l'azienda di trasformazione "Sughi del Principe" nasce un vero e proprio gioiello da gustare, "Lacrime di Bacco" con polvere d'oro 23 carati. Nell'azienda di Giuseppe vengono coltivati 75 ettari a viti e ci si inebria tra i profumi e i colori dei grappoli di Nero d'Avola e del Catarratto, del Grillo e del Cabernet, della Malvasia e del Merlot, o ancora dello Chardonnay, del Grecanico e dell'Inzolia. Ma sarà uno soltanto tra questi a riposizionare l'intera azienda sulla scena delle eccellenze del gusto. E' il Cabernet vendemmia tardiva che, dopo la raccolta dei grappoli, il riposo nei cesti, l'appassimento dei chicchi, dopo una pressatura soffice e accurata vinificazione, diventa una gelatina straordinaria impreziosita dall'oro alimentare 23 carati. L'idea nasce tra Giuseppe Caradonna e Orazio Leonforte. Il primo a garantire la materia prima, il secondo, le sue possibili combinazioni e trasformazioni quelle che si ascrivono al marchio 'I Sughi del Principe'. A completare il cerchio che parte dall'intuizione e tramonta nella creazione ci penseranno le mani e il palato di Turi Leonardi, che trasforma l'oro e il vino in una alchimia da chef stellato. Ed eccola l'inimitabile gelatina Lacrime di Bacco, quando lusso fa rima con gusto e, lo sfizio, è a portata di tutti. Ad arricchire la collezione dei preziosi c'è anche un'altra chicca, "Nozze di Bacco", con petali di rose rosse e polvere d'oro 23 carati.


LE COCCOLE CONTADINE
Cristina Moretti - Umbria

Borgobrufa è una SPA Resort a Torgiano, in provincia di Perugia che ha al suo interno una vera e propria isola del gusto della Bottega Italiana di Campagna Amica. Grazie a questa iniziativa i visitatori della SPA, un piccolo borgo che ruota attorno al benessere, possono gustare, fin dalla colazione, i sapori autentici dell'agricoltura locale e italiana delle imprese di Coldiretti. Ma non basta solo mettere le eccellenze locali nel menù, aderire a Campagna amica nel piatto e portare a tavola le stagioni e i suoi soli frutti. Si trasformano le olive, le viti e altre meraviglie della terra francescana in prodotti cosmetici utilizzati per i massaggi e i trattamenti di benessere e, infine, si conducono gli ospiti nelle aziende agricole, attraverso percorsi turistici, per fare conoscere oltre che i prodotti, anche i volti di chi li produce e le loro storie. Borgobrufa infatti è un Agriwellness speciale dove ci si va per fare una vera esperienza sensoriale, non soltanto per farsi coccolare da un centro benessere. Si sposa una filosofia, oltre che un territorio, una storia e una cultura. 

  
CATEGORIA PAESE AMICO

L'ULTIMO AGRICUSTODE DELL'ISOLA
Paolo Andrich - Veneto

Nove residenti e l'ultimo agricustode, un unico imprenditore agricolo rimasto a presidio del territorio e dell'isola che ha dato i natali a Venezia. Un'isola visitata da milioni di turisti ma anche scelta da colonie di fenicotteri. Eccoci nel primo porto della laguna, dopo che Altino, la vera prima isola abitata, fu insabbiata. Gli abitanti si spostarono quindi a Torcello, per poi passare alla grande storia di Venezia. Torcello non è stata mai completamente abbandonata, ma consumata sì. Qui oggi c'è Paolo a coltivare i carciofi e a preservare la casa museo, dove resistono le pitture e le opere di suo zio, l'artista Lucio Andrich. Poi un gruppo di giovani, quelli del 'Flamingo art media' che, insieme agli abitanti del posto, ai pescatori e a Coldiretti si dicono "malintenzionati" a combattere questa battaglia per difendere la storia e il presente di quest'isola. Partono dall'agricoltura e si tuffano nella narrazione video delle bellezze isolane, per fare sapere al mondo che qui si vuole continuare ad essere come si è sempre stati.  A Torcello non c'è né una farmacia, né un forno, la vita degli isolani è caratterizzata dall'acqua, sulla quale sembrano scivolare di continuo, di giorno e di notte, per raggiungere la terra ferma e trovare soluzione alla benché minima necessità. Tuttavia qui Hemingway scrisse 'Al di là del fiume', mentre Egidia Sartori, clavicembalista ha composto opere meravigliose e i fenicotteri trovano il loro rifugio e ogni tramonto la sua ninna nanna, prima di accoccolarsi nella notte.   

DAL CARCERE FUGA IN CAMPAGNA
Istituto agrario e carcere di Campobasso - Molise

Se vuoi che i detenuti non fuggano, apri le celle e portali in una scuola giardino nel cuore della città ed impegnali in attività di potatura, apicoltura, ma anche nella gestione di un vigneto e un frutteto. E' questa l'idea di tre donne tenaci, Rossella, Rosa e Daniela, rispettivamente una preside, una direttrice del carcere e una educatrice. Tre donne che insegnano come dalle piccole cose e senza grandi finanziamenti sia possibile compiere delle rivoluzioni. Quelle piccolissime o giganti che riguardano la vita degli ultimi o dei più fragili. I detenuti, appunto, e i giovani. Per i detenuti c'è una occasione di libertà, di formazione e di lavoro. Qui riscoprono il valore della fatica e della dignità. Per i giovani invece c'è l'opportunità di toccare con mano e comprendere quanto sottile sia la soglia dell'errore e quanto semplice possa essere scivolare verso l'isolamento. Glielo insegnano i detenuti. Mentre impartiscono le pratiche della buona agricoltura, del rispetto dell'ambiente, e del lavoro di squadra. Ma a guadagnarci non sono soltanto loro. Un istituto che sposa un modello innovativo di formazione scolastica, aperto alla società, sperimenta come strutturalmente può cambiare una scuola, individuando risorse impensabili sul territorio. Qui i detenuti hanno trasformato un normale complesso scolastico in un giardino verde e in una struttura accogliente. La struttura penitenziaria ha avuto la possibilità di realizzare una cooperativa agricola, i cui soci sono gli stessi detenuti, che lavorano ogni giorno alla costruzione del proprio domani. Che siano originari di qui o che abbiano radici altrove, i detenuti vogliono restare a Campobasso e il progetto ha dato loro questa opportunità.
   
DIETA CONTADINA PER BAMBINI OBESI 
Eva Avossa– Campania

A Salerno dove l'incidenza dell'obesità dei bambini è superiore alla media italiana, viene in soccorso l'agricoltura a chilometro zero. Qui un bambino su due ha problemi di sovrappeso, mentre nel resto d'Italia accade a un bambino su tre. Bisogna dunque intervenire con la prevenzione, e fare in modo che sia efficace. Quindi non tardiva. Ecco come si crea una rete tra Comune, sanità, università, agricoltura e associazionismo per realizzare un progetto di educazione alimentare rivolto sì ai bambini, ma che passa attraverso la formazione degli insegnanti, dei genitori e alla fine dei bambini dei bambini, ovvero dei pupazzi a cui i ragazzini devono insegnare le buone pratiche della merenda. Prodotti a chilometro zero in mensa, ma anche sviluppo dei sensi ed esplorazione dei sapori e dei colori. Il risultato sono appuntamenti di gioco e di insegnamento, un opuscolo di formazione, e buone pratiche a scuola come a casa. A Salerno i bambini - badate bene - in età pre-scolare, imparano la stagionalità dei prodotti, mese per mese e abbattono la neo fobia, il rifiuto all'alimento nuovo: adorano la frutta, la verdura e i cereali, e sono ghiotti di yogurt bianco. Quello che fa fare i capricci. 




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1 commento:

  1. Il liquore di lumaca e l´allevamento dei maiali sono le uniche cose che non accetto. Nel 21. secolo é ora di abbandonare lo sfruttamento, la sofferenza e la morte degli animali per la libidine del nostro palato. Evolviamo per favore. Non rimaniamo nei tempi passati con vecchi e grigi paradigmi.

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